AUROBINDO YOGA SADHANA
Gennaio 2026
AUROBINDO YOGA SADHANA
Gennaio 2026
5 Gennaio 2026
LE BASI DELLO YOGA 3 - Equanimità
Le sofferenze e il dolore che capitano alle persone sono parte del loro karma, parte dell’esperienza che l’essere deve attraversare nel suo percorso, una vita dopo l’altra, fino a quando non sia pronto per il cambiamento spirituale.
Nella vita di un sadhaka tutte le vicissitudini sono parte del sentiero e, dal momento che è un sadhaka, le riconoscerà come tali, anche se può non comprenderne subito appieno il loro significato – buona e cattiva sorte, felicità e sofferenza esteriori vanno prese con un’incrollabile equanimità e fiducia nella Saggezza Divina, fino a quando non si raggiunga la posizione in cui, uniti alla Volontà Divina, non si possano dominare.
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Il miglior modo di prepararsi alla vita spirituale, quando si è tenuti a vivere nelle attività e nelle circostanze ordinarie, è coltivare un’equità e un distacco completi e la samatā [equanimità] della Gita, confidando che il Divino esiste e che la Volontà divina è all’opera in tutte le cose, anche se, ora come ora, nel contesto di un mondo di Ignoranza.
Al di sopra di questo vi sono la Luce e l’Ananda che la vita si sta sforzando di realizzare, ma la via migliore per il loro avvento e il loro stabilirsi nell’essere e nella natura individuali è crescere in questa equanimità spirituale.
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L’equanimità e la padronanza di sé sono importantissime per lo Yoga, ma anche assai difficili, e ci si deve impegnare a lungo per raggiungerle; non sono facili da conquistare, almeno in modo completo. L’intero essere dev’essere pervaso dalla calma e dalla pace; i nervi e le cellule del corpo devono essere ricolmi di calma e di pace.
Fino ad allora, ciò che ci si deve sforzare di ottenere è una calma interiore nell’essere interiore che permanga anche quando quello esteriore viene invaso e scosso dal dolore, dall’agitazione o dalla rabbia.
Lo Yogi dapprima giunge a una sorta di divisione nel proprio essere, in cui il Purusha [essere] interiore, calmo e immobile, osserva le perturbazioni della personalità esteriore come si osservano le sfuriate di un bambino irragionevole; una volta che ciò sia stato stabilito, egli può procedere a governare anche la personalità esteriore.
Che egli riesca più o meno facilmente a essere padrone delle proprie azioni, dipende dal temperamento della sua personalità esteriore, se questo è veemente, emotivo, passionale oppure relativamente pacato e quieto.
Ma un dominio completo della personalità esteriore necessita comunque di una lunga e ardua tapasya [disciplina]. Non ce lo si può aspettare – nemmeno una stabile calma interiore – da coloro che sono ancora in una fase molto iniziale del viaggio, che sono ancora sadhaka e non yogi.
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Per quanto siano spiacevoli le circostanze, per quanto sia sconveniente la condotta degli altri, devi imparare ad accettarle con una calma assoluta e senza alcuna reazione che porti scompiglio.
Queste cose sono il banco di prova dell’equanimità. È facile essere calmi ed equanimi quando le cose vanno bene e le persone e le circostanze sono piacevoli; è quando sono l’opposto che la completezza della calma, della pace, dell’equanimità possono essere messe alla prova, rinsaldate, rese assolute.
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Non avere preferenze e ricevere con gioia qualsiasi cosa provenga dalla Volontà Divina non è possibile inizialmente, per nessun essere umano.
Ciò che si dovrebbe avere, inizialmente, è l’idea costante che ciò che il Divino vuole è sempre per il meglio, anche quando la mente non veda come possa essere così, accettare con rassegnazione quello che ancora non si riesce accettare di buon grado e arrivare così a una calma equanimità che non venga scossa nemmeno quando in superficie ci possano essere dei moti passeggeri di reazione momentanea agli avvenimenti esterni. Una volta che ciò venga stabilito saldamente, può venire anche il resto.
Sri Aurobindo - Lettere
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Iberis L. Spp.
Significato spirituale dato dalla Madre:
Equanimità - una pace e una calma immutabili.