AUROBINDO YOGA SADHANA
Marzo 2026
AUROBINDO YOGA SADHANA
Marzo 2026
1 Marzo 2026
LE BASI DELLO YOGA 10 - Samarpaṇa [resa di sé, abbandono]
Il Divino si dà a coloro che si danno senza riserve e interamente al Divino. Per loro la calma, la luce, il potere, la beatitudine, la libertà, la vastità, le vette della conoscenza, gli oceani di Ananda.
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Il Divino, è qualche cosa di inferiore alla Mente o è qualche cosa di più grande? La coscienza mentale, con le sue brancolanti ricerche, le sue incessanti argomentazioni, i suoi inestinguibili dubbi, la sua logica rigida, priva di ogni elasticità, è qualche cosa di superiore o anche pari alla Coscienza Divina o è qualche cosa che, di per sé e nel suo modo di operare, è inferiore? Se è superiore, allora non c’è ragione di cercare il Divino. Se è pari, allora l’esperienza spirituale è del tutto superflua. Ma se è inferiore, come può mettere in discussione, giudicare, porre il Divino sul banco degli accusati o dei testimoni del proprio tribunale, intimarGli di apparire come un possibile candidato di fronte a una Commissione d’Esame o appuntarLo come un insetto per poterLo esaminare al proprio microscopio? […]
È così difficile comprendere […] che la Coscienza Divina dev’essere una cosa infinitamente più vasta e più complessa della mente umana, ricolma di poteri e di luci superiori, che si muove in un modo che la Mente di per se stessa non può giudicare, interpretare o sondare secondo gli standard della propria – fallibile – Ragione e limitata semi-conoscenza mentale?
Il fatto è che spirito e mente non sono la stessa cosa e che è alla coscienza spirituale che lo yogin deve accedere […] se vuole essere in contatto o in unione permanente con il Divino. Non è quindi un capriccio del Divino o una tirannia insistere affinché la mente riconosca i propri limiti, si acquieti, rinunci alle proprie pretese e si apra e si abbandoni a una Luce maggiore di quella che può trovare al proprio – più oscuro – livello. Questo non significa che la mente non abbia alcun posto nella vita spirituale, ma significa che non può nemmeno essere lo strumento principale e tantomeno l’autorità al cui giudizio vada sottoposta ogni cosa, il Divino incluso.
La mente deve imparare dalla Coscienza più grande a cui si sta accostando, non imporLe i propri standard; deve ricevere un’illuminazione, aprirsi a una Verità più alta, ammettere un Potere più grande, e che non opera secondo i criteri mentali, arrendersi e permettere che la propria semi-luce semi-oscurità venga permeata dall’alto fino a quando dov’era cieca possa vedere, dov’era sorda possa udire, dov’era insensibile possa sentire, e dov’era confusa, incerta, dubbiosa, insoddisfatta possa avere gioia, appagamento, certezza e pace.
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La resa significa questo, arrendere la nostra piccola mente, con tutte le sue idee e le sue preferenze mentali, a una Luce divina e a una conoscenza più grande; la nostra limitata volontà personale, inquieta, cieca, incespicante, a una Volontà-Forza che è grande, calma, tranquilla e luminosa, i nostri meschini sentimenti, agitati e tormentati, a un vasto e intenso Amore divino e Ananda, la nostra minuscola e sofferente personalità a quella Persona infinita di cui è un’oscura proiezione.
Se insistiamo sulle nostre idee e sui nostri ragionamenti, la Luce, la Conoscenza più grande non può giungere oppure, nel giungere, viene distorta e intralciata a ogni passo da un’interferenza inferiore; se insistiamo sui nostri desideri e sulle nostre voglie, quella vasta e luminosa Volontà-Forza non può agire nel Suo vero potere – perché le si chiede di asservirsi ai nostri desideri; se ci rifiutiamo di abbandonare i nostri meschini modi di sentire, l’Amore eterno, l’Ananda supremo non può discendere oppure viene adulterato e viene sperperato dal rozzo ed effervescente recipiente emotivo.
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Non imporre la volontà della propria mente e del proprio vitale sul Divino, ma ricevere la volontà del Divino e seguirla è il vero atteggiamento della sadhana. Non dire “Questo è un mio diritto, una mia esigenza, una mia richiesta, un mio bisogno, una mia necessità, perché non lo ottengo? Ma fare dono di sé, arrendersi e ricevere con gioia qualsiasi cosa il Divino dia, senza addolorarsi o ribellarsi, è la via migliore. Allora ciò che riceverai sarà la cosa giusta per te.
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È su questa coscienza di una completa arrendevolezza che si possono porre le fondamenta psichiche della sadhana. Una volta che queste siano stabilite, allora, qualsiasi difficoltà resti ancora da superare, il corso della sadhana diventa del tutto semplice, luminoso, naturale come lo sbocciare di un fiore.
Sri Aurobindo - Lettere
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Rosa L. 'Edward'
Significato spirituale dato dalla Madre:
Resa di sé - volere ciò che il Divino vuole è la saggezza suprema
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Nerium oleander [doppio, rosa]
Significato spirituale dato dalla Madre:
Resa di ogni falsità - offriamo le nostre falsità al Divino, affinché Lui le possa trasformare in gioiose verità
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Rosa L. 'Paul Neyron'
Significato spirituale dato dalla Madre:
Resa di sé completa - la condizione indispensabile per identificarsi [con il Divino]