AUROBINDO YOGA SADHANA
Luglio 2026
AUROBINDO YOGA SADHANA
Luglio 2026
16 Luglio 2026
Ritorna il Ratha Yatra, il grande festival dei carri che si svolge a Puri, in Orissa, in cui si celebra il Divino come Jagannath (letteralmente: il Signore dell'Universo).
La divinità di Jagannath, che normalmente risiede nel tempio principale della città, viene portata in processione su un enorme carro trainato da funi, tra una folla che si dice superi il milione di persone, provenienti da tutto il mondo.
Per realizzare il carro di Jagannath, e gli altri due carri che lo accompagnano, ogni anno vengono utilizzati più di 1000 tronchi d'albero, appositamente coltivati e scelti. Questi a loro volta vengono suddivisi in circa 4000 pezzi, che verranno lavorati, scolpiti e dipinti a mano secondo tradizione da falegnami e artisti locali.
Vengono inoltre utilizzati più di 1000 metri di tessuto colorato per ricoprire e decorare le tre enormi strutture, che alla fine superano i 13 metri d'altezza e i 100 metri quadri di superficie. Nell'insieme i tre carri arrivano a pesare 250-300 tonnellate.
Sono circa 200 gli artigiani che si dedicano a questo lavoro, per un periodo di 45-60 giorni, senza seguire alcun progetto scritto.
Infine, anche le strade vengono decorate a mano.
Prima che la processione abbia inizio, per tradizione, anche il Maharaja (Re) della città di Puri partecipa alla cerimonia, fornendo alle Divinità il più umile dei servizi, ovvero spazzando i loro carri con una scopa, come segno che di fronte al Divino ogni distinzione sociale viene meno.
Sri Aurobindo nel 1918 scrisse un articolo intitolato "Il carro di Jagannath", pubblicato nel giornale in lingua bengalese Prabartak:
La società ideale è un veicolo del Divino, il Divino che è la vera Anima della collettività umana. È il Carro di Jagannath, il Signore del Mondo, e le sue quattro ruote sono l’unità, la libertà, la conoscenza e il potere.
Una società concepita dall’intelligenza umana o che si forma secondo gli impulsi vitali impuri della Natura è di tutt’altro genere. Non è il carro di Dio – non è Dio in questo caso a dirigere in prima persona il destino della collettività umana – essa è piuttosto un veicolo dell’ego collettivo, quel dio polimorfo che adombra la Guida interiore e ne distorce l’ispirazione divina.
Trainata così da un’intelligenza immatura e difettosa, oppure dagli impulsi incontrollati della Natura inferiore, antichi o nuovi che siano, essa procede lungo un sentiero che pullula di attività che le procurano vari generi di piaceri e di soddisfazioni, senza però che vi sia una vera meta. Finché la guida è l’ego, non è possibile conoscere quale sia la vera meta e, anche una volta che la si conosca, è impossibile far procedere il carro direttamente verso di essa. È l’ego a costituire l’ostacolo principale alla perfezione divina: e questo vale tanto per la collettività quanto per l’individuo. […]
Spinta in segreto dalla Divinità universale, l’umanità è costantemente impegnata a creare una società ideale; ma a causa dell’ignoranza della propria natura non può che produrne un’immagine alterata, distorta, indegna o, anche se in qualche modo passabile, incompleta. [...]
Nessuno sa quale sia la vera forma o il vero modello del Carro di Jagannath, nessuno sarebbe in grado di dipingerlo o di architettarlo. Quell’immagine archetipa è già presente nel cuore del Divino universale, ma sono molti i veli che la ricoprono. Manifestarla gradualmente attraverso lo sforzo di una serie di Incarnazioni, di profeti e di eroi e realizzarla nel mondo fisico è lo scopo di quella Divinità interiore che ci abita.
Il vero nome di questo Carro di Jagannath non è samaj [società], bensì sangha [comunità]. Non è una massa o una collettività umana eterogenea, tenuta assieme alla bell’e meglio, ma un’unione senza riserve e indissolubile, una comunità divina che si sviluppa nella gioia grazie al potere armonizzatore della conoscenza di sé e di Dio.
Quella che chiamiamo Società è un’associazione di persone che convergono per lavorare assieme. [...] Una moltitudine di persone che si associano per lavorare e per realizzare i propri desideri; pur operando nello stesso ambito, esse però perseguono obiettivi diversi ed entrano in competizione tra di loro, così come con le altre società, per vedere chi riesce a primeggiare e a essere la migliore. Nel caos che ne consegue, esse cercano di stabilire relazioni di vario genere e di darsi degli ideali, allo scopo di regolamentarsi e di coadiuvarsi per realizzare ognuna le proprie ambizioni; ne risulta comunque un qualcosa di difettoso, di impermanente e che si sviluppa a gran fatica – questa è l’immagine di una società ordinaria, basata cioè sulla Natura inferiore.
Ci sono stati molti tentativi, parziali e fallimentari, di fondare delle comunità, in alcuni ambiti ristretti: o sotto l’influsso di ideali razionali, come in occidente, o per poter giungere senza impedimenti a una cessazione dell’azione in vista del Nirvana, come nel caso dei Buddhisti, oppure seguendo un impulso emotivo-devozionale, come è avvenuto per le prime comunità cristiane.
Ma in breve tempo tutti i difetti e le tendenze della società ordinaria si insinuano nella comunità e la riportano al suo livello. Gli ideali frutto dell’inquietudine intellettuale hanno una breve durata e vengono travolti dalla corrente di antichi o nuovi impulsi vitali; anche l’intensità emotiva non può portare al successo in questo sforzo: perché le emozioni si esauriscono ben presto per l’intensità stessa del loro impeto; e il Nirvana è meglio cercarlo da soli: formare una comunità per raggiungere il Nirvana è una contraddizione in sé – una comunità spirituale è per sua stessa natura un campo che promuove l’agire e l’aiuto reciproco.
Il giorno in cui potrà emergere una vera unità spirituale, come risultato di un’integrazione e di un’armonizzazione della conoscenza, della devozione e dell’azione, secondo il Volere dello Spirito cosmico, il carro di Jagannath potrà uscire per le strade del mondo e diffondere in ogni dove la propria Luce. Sulla Terra allora potrà esserci l’avvento di una vera età dell’Oro, Satya Yuga, e il mondo dei mortali potrà divenire il campo per una piena manifestazione del Divino, la Città-Tempio di Dio, Ananda-Puri, la metropoli della gioia spirituale.
Sri Aurobindo
Da otto secoli, nel tempio di Jagannath, ogni sera viene recitato alle divinità, prima di metterle a riposo, il poema Gita Govinda di Jayadeva.
Jayadeva, poeta sanskrito vissuto nel XII secolo, aveva una moglie di nome Padmavati, che come lui era molto devota a Jagannath...
(Voce generata con l'AI)