AUROBINDO YOGA SADHANA
Luglio 2026
AUROBINDO YOGA SADHANA
Luglio 2026
22 Luglio 2026
Come ci riporta la Bhagavad Gita, nel campo di battaglia di Kurukshetra, l’avatara Sri Krishna rivela ad Arjuna, il condottiero che è Suo amico e devoto, la propria forma divina, dopo avergli conferito la visione interiore che consente di percepirla al di là delle apparenze sensibili.
“Arjuna vede Dio, magnifico e stupendo e terribile, il Signore delle anime, che ha manifestato nella gloria e nella grandezza del proprio spirito questo mondo violento e mostruoso e ordinato e meraviglioso e dolce e terribile, e sopraffatto dallo stupore e dalla gioia e dalla paura si inchina e adora con parole piene di timore reverenziale e a mani giunte quella portentosa visione."
-o-
"È la visione dell’Uno nel Molteplice e del Molteplice nell’Uno – e che tutti sono l’Uno. [...] È la visione che riconcilia e che unisce. Se l’anima riesce ad unirsi al Divino in questa visione, [...] anche tutto ciò che vi è di terribile nel mondo smette di terrificarci.
Percepiamo che anche quello è un aspetto del Divino e, una volta che non lo consideriamo più solo in se stesso e quindi scopriamo quale senso esso abbia invece per Lui, possiamo accettare l’intera esistenza con una gioia che comprende tutto e un potente coraggio e procedere a passi sicuri verso il lavoro che ci attende, tenendo in vista, al di là di tutto, il compimento finale supremo.
L’anima che possa accedere alla conoscenza divina, che in un unico sguardo contiene tutte le cose, che non ha una vista divisiva e parziale e, di conseguenza, sconcertata, può fare una riscoperta del mondo e di ogni altra cosa che abbia la volontà di percepire; sulla base di questa nuova visione, che mette tutto in relazione e che tutto unifica, può procedere di rivelazione in rivelazione a una completezza sempre maggiore."
-o-
"Il cuore dell’uomo, nella sua debolezza, vuole soltanto delle verità gradevoli e comode o, in loro assenza, delle belle favole; non accetta la verità nella sua interezza, perché in essa vi è molto che non è poi così scontato e gradevole e comodo, ma piuttosto difficile da capire e ancor più difficile da sopportare.
Il religioso bigotto, l’ottimista superficiale, l’idealista sentimentale, l’uomo in balia delle proprie sensazioni ed emozioni convengono che è meglio voltare le spalle alle conclusioni più dure, agli aspetti più aspri e feroci dell’esistenza universale. [...]
La spiritualità indiana lo sa che Dio è Amore e Pace e calma Eternità […] Ma c’è anche quell’altro aspetto, meno piacevole, della Sua conduzione divina del mondo, quello in cui ci imbattiamo sin da subito, l’aspetto della distruzione, e ignorarlo significa non cogliere la realtà dell’Amore, della Pace, della Calma e dell’Eternità del Divino nella sua completezza o persino farla apparire parziale e illusoria: se fa comodo escluderlo, però così essa non trova riscontro nella natura del mondo in cui viviamo.
Questo mondo dove lottiamo e triboliamo è un mondo feroce, pericoloso, distruttivo, vorace, in cui l’esistenza stessa della vita è precaria e l’anima e il corpo dell’uomo vanno incontro a pericoli enormi, un mondo in cui a ogni passo, che lo vogliamo o no, qualcosa viene schiacciato e spezzato, in cui ogni alito di vita è anche un alito di morte.
Spostare la responsabilità di tutto quello che ci sembra malvagio o terribile sulle spalle di un Diavolo semi-onnipotente, o attribuirla alla Natura, creando una dicotomia insuperabile tra la Natura del mondo e la Natura di Dio – come se la Natura fosse indipendente da Dio – oppure darla all’uomo e ai suoi peccati – come se lui avesse avuto voce in capitolo nella creazione di questo mondo o potesse creare qualcosa di contrario alla volontà di Dio – sono espedienti di comodo a cui il pensiero religioso dell’India non ha mai fatto ricorso.
Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e di percepire che è stato Dio e nessun altro a creare questo mondo nel proprio essere – e a farlo proprio così com’è. Dobbiamo percepire che la Natura che si nutre dei propri figli, il Tempo che consuma le vite delle creature, la Morte universale e ineluttabile e la violenza delle forze di Rudra [il dio Shiva nel suo aspetto di distruttore] nell’uomo e nella Natura sono anch’essi la Divinità suprema in una delle sue figure cosmiche. Dobbiamo percepire che lo stesso Dio che è il Creatore magnanimo e liberale, il potente Preservatore, premuroso e benevolo, è anche il Distruttore e divoratore.
Il tormento sul letto di dolore e di sventura in cui veniamo torturati è il suo tocco tanto quanto la felicità, la dolcezza e il piacere.
Solo quando vediamo con l’occhio dell’unità completa e avvertiamo questa verità nelle profondità del nostro essere possiamo scoprire interamente, dietro alla Sua maschera, il volto calmo e meraviglioso della Divinità tutta beatitudine e nel tocco che mette alla prova la nostra imperfezione il tocco dell’amico che edifica lo spirito dell’uomo.
Le discordanze del mondo sono le discordanze di Dio ed è solo accettandole e attraversandole che possiamo arrivare ai grandi accordi della Sua suprema armonia, alle vette e alle gioiose vastità del suo Ananda cosmico e trascendente."
Sri Aurobindo - Essays on the Gita